
Il lavoro edile dà forma alle nostre vite.
Dove prima c’era il vuoto, nascono case, scuole, ponti, piazze. Il mestiere di costruire è uno dei gesti più antichi e più moderni dell’uomo. Un atto concreto, faticoso, collettivo.
Eppure, troppo spesso, quel lavoro lascia ferite. A volte invisibili. A volte irreparabili.
Non possiamo accettare che il settore che più incarna la funzione sociale dell’economia — costruire ambienti di vita — sia anche quello in cui si continua a rischiare la propria.
Non è una fatalità. È una sfida che possiamo e dobbiamo affrontare da dentro il sistema, insieme.
Perché non si può parlare di sostenibilità senza prima garantire integrità fisica e dignità umana a chi costruisce. E non si può parlare di innovazione se le fondamenta organizzative, formative e culturali sono deboli o disomogenee.
Questa non è una battaglia contro qualcuno. È un’evoluzione che coinvolge tutti: imprenditori, tecnici, lavoratori, istituzioni.
È la strada per una nuova edilizia, capace di coniugare produttività e protezione, qualità e cura. Un’edilizia centrata sulla persona.
I numeri che interrogano (e quelli che ci mancano)
L’Italia, secondo i dati Eurostat, registra un tasso di infortuni sul lavoro inferiore alla media europea: meno di Francia, Spagna, Germania.
Un risultato significativo, che dimostra come molti passi avanti siano già stati compiuti, anche grazie all’impegno quotidiano di imprese e professionisti.
Ma quando si guarda al settore delle costruzioni, lo scenario si fa più complesso.
Nel 2023, oltre l’11% dei decessi sul lavoro è avvenuto in edilizia. In particolare, nei contesti di cantiere — temporanei, dinamici, spesso in coabitazione operativa — si concentrano rischi peculiari che richiedono approcci specifici e strumenti innovativi.
E non tutti gli incidenti emergono dalle statistiche: ci sono zone d’ombra legate all’intermittenza, alla polverizzazione degli incarichi, alla difficoltà di un presidio sistemico lungo tutta la filiera.
“La sicurezza non si misura solo in incidenti evitati, ma in condizioni costruite per rendere il rischio marginale, e il lavoro degno.”
Una sicurezza che si costruisce insieme
Il paradigma della sicurezza sta cambiando.
Da obbligo a cultura. Da adempimento a responsabilità condivisa.
Le nuove linee guida europee e nazionali spingono verso un modello partecipato e proattivo, in cui l’impresa non è sola, e nemmeno il lavoratore.
Le soluzioni più efficaci non arrivano da imposizioni esterne, ma da modelli interni ben disegnati, sostenuti da filiere solide, formazione continua, governance trasparente.
Ogni impresa può diventare nodo attivo di una rete che protegge, a partire dal proprio cantiere.
In questo contesto si inseriscono anche esperienze nuove come AITAF, che uniscono progettisti, imprese e operatori intorno a un’idea di edilizia più sicura, sostenibile e qualificata.
“La sicurezza non è un DPI. È un sistema valoriale che si traduce in prassi quotidiane, scelte organizzative e comportamenti condivisi.”
Edilizia come ecosistema umano
L’edilizia non è un comparto isolato. È una struttura portante della società, perché dalle sue opere dipendono i luoghi in cui viviamo, studiamo, curiamo, lavoriamo.
Per questo motivo, la sua trasformazione non può essere solo normativa o tecnologica: deve essere culturale.
Costruire oggi significa coordinare competenze, mezzi, tempi e persone in contesti mutevoli. Significa generare valore senza generare danno.
Serve una nuova idea di cantiere: un ecosistema complesso e dinamico, in cui la sicurezza diventa parte integrante della qualità costruttiva.
Ecco tre leve su cui costruire questo ecosistema:
1. Etica del lavoro
Rimettere al centro la persona. Proteggere chi lavora non è un’opzione, è parte della qualità stessa dell’opera.
2. Sistema organizzativo evoluto
Promuovere una gestione della sicurezza basata su collaborazione tra imprese, coordinamento tecnico, tracciabilità dei processi e investimenti mirati.
3. Formazione culturale e operativa
Superare l’approccio frontale. Creare percorsi esperienziali, realistici, che portino il tema sicurezza nella mente, nel corpo e nel cuore delle persone.
“Un’impresa è sostenibile se tutela chi la rende possibile, ogni giorno, con il proprio lavoro.”
Proposte per un’edilizia che protegge e innova
Ci sono già molte buone pratiche che mostrano la direzione. Non serve rivoluzionare il settore, ma valorizzare ciò che funziona e renderlo sistema.
Ecco alcune proposte operative su cui convergere:
– Qualificazione progressiva delle imprese e dei professionisti
Valorizzare chi investe nella formazione, nella sicurezza integrata nei processi, nell’adozione di strumenti digitali e nella trasparenza organizzativa.
– Strumenti digitali per il monitoraggio continuo
Sensori, check digitali, BIM per la sicurezza, piattaforme integrate: la tecnologia è già disponibile. Serve usarla in modo semplice, accessibile e scalabile.
– Cultura della sicurezza come leva di leadership
Formazione non solo normativa, ma esperienziale. Coinvolgere capi cantiere, RSPP, coordinatori, dirigenti e lavoratori in processi di crescita e responsabilizzazione.
Sinergie di filiera e alleanze territoriali
Creare tavoli di confronto permanenti tra imprese, progettisti, enti pubblici e committenti per condividere standard, esperienze, strumenti e linguaggi comuni.
“La sicurezza non è il risultato di un controllo. È la somma di tante scelte coerenti fatte ogni giorno, da tutti.”
Verso un’Edilizia della Vita
L’edilizia che immaginiamo per il futuro non è un’utopia. È già visibile nei cantieri in cui si lavora bene, si dialoga, ci si prende cura gli uni degli altri.
È fatta di coordinamento, preparazione, ascolto
È fatta di imprese che scelgono ogni giorno di proteggere la vita, non solo per obbligo, ma per cultura d’impresa, per etica, per orgoglio.
Ogni cantiere può diventare luogo di bellezza, sicurezza e rispetto.
Costruire è, ancora oggi, uno degli atti più profondamente umani.
E proprio per questo, deve tornare ad essere anche uno dei più umanamente sostenibili.
“Un cantiere in cui si lavora bene è un pezzo di civiltà. Un cantiere in cui si lavora sicuri è un atto d’amore.”