
La fabbrica ideata e realizzata da Olivetti è una fabbrica costruita sui valori della bellezza e della giustizia, esattamente come quell’ordine sociale che egli immagina, edificato sul concento di comunità che riconosce un valore, non puramente astratto, alla bellezza e alla giustizia.
La fabbrica non è più il luogo del puro profitto, ma si evolve come elemento centrale della comunità.
Un luogo dove le persone, attraverso i propri talenti e unicità, creano e vivono la propria storia anche grazie ai rapporti e alle relazioni umane che vi nascono.
La fabbrica di Olivetti è un “mondo” che genera cultura.
Nelle parole scritte all’interno dei libri e dei saggi che esprimono e commentano il pensiero di Adriano Olivetti, possiamo leggere quei discorsi, fatti dall’imprenditore ai lavoratori, che indicano la sua visione.
In quelle parole si rivela in modo netto la dimensione anticipatrice, addirittura profetica, di un uomo e imprenditore mal sopportato da tutto il mondo politico, sia di destra che di sinistra.
Il fallimento dell’attuale modello economico e dei suoi antagonisti, tutti incapaci di dare vita a un sistema capace di distribuire benessere ed elevare le persone, ci permette di comprendere, in modo più approfondito, la sua visione e il suo impegno nel dare vita a una “fabbrica sociale”.
Occorre riscoprire il ruolo di comunità dell’impresa e dell’economia dove, la tensione verso una maggiore giustizia sociale e una maggiore uguaglianza, trovano un equilibrio con la tensione a creare profitto e capitale, a migliorare le condizioni tecnologiche e a premiare il merito e le capacità.
Questo equilibrio tra esigenze -apparentemente- divergenti trova la propria solida base nelle comunità territoriali che, alimentate con il bene della cultura, trasformano il lavoro in un concreto e reale mezzo di elevazione, anche dell’Anima.
La “fabbrica sociale”, ideata e realizzata da Olivetti, è il luogo dove si crea, nel quale si vive la propria storia grazie ai rapporti che vi nascono. È il luogo dove la cultura trova la sua genesi.
La fabbrica diventa un elemento indispensabile e aggregante della comunità nel quale si immagina, si idea e si sviluppa il futuro, visto attraverso le opportunità offerte alle nuove generazioni.
È palese ed evidente quanto il concetto di “fabbrica sociale” vada decisamente al di là dei meri aspetti materiali, per elevarsi anche a elemento dello spirito.
Olivetti è certamente un visionario, ma non è un ingenuo, comprende bene che sono necessarie capacità tecniche, commerciali e gestionali.
La sua visione non ha l’obiettivo di “rappresentare” qualcuno o qualcosa, ma è un percorso concreto per tradurre in fatti un pensiero.
È da questa visione di fabbrica che Andriano Olivetti elabora poi l’idea delle comunità.
I “fondamentali” delle comunità poggiano su tre elementi, condivisibili e tutti e tre indispensabili: la politica, l’economia e la cultura.
Nel pensiero e nell’idea di Olivetti vi è la convinzione che la comunità non può lasciare tutto nelle mani della politica e dei politici, così come non può poggiare solo su industria e i industriali, o cultura e intellettuali.
Anche in questa sua visione di comunità vi è la ricerca di un equilibrio armonico tra queste tre dimensioni, capaci -insieme- di produrre bellezza e giustizia.
La grandezza della visione di Olivetti, che, come detto, non è solo anticipatoria ma addirittura profetica, è tangibile nella volontà di non subordinare l’economia al solo profitto, ma di farne uno strumento per aumentare anche la giustizia sociale e il senso della cultura. Una visione che oggi torna utile e che ci fa comprendere come, per costruire una società ECO-centrica, si possa guardare alla riscoperta di un modello di comunità capace di fare della fabbrica e dell’impresa un luogo di crescita -personale e professionale- dove il sapere, il fare e cultura si fondono in luogo capace di elevare l’essere umano e valorizzare i propri talenti e unicità.