Rigenerazione urbana: equilibrio tra ambiente e persone

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All’interno dei processi di rigenerazione urbana, negli ultimi anni, si può osservare una nuova generazione di innovazioni sociali che sono frutto dalla ricombinazione di risorse e soluzioni eterogenee, capaci di dare vita a quella trasformazione spesso descritta come il passaggio da “spazi in luoghi”.

Quando si parla di rigenerazione urbana non si può non parlare di comunità che deve essere intese come mezzo per prendersi cura delle persone attraverso economie che riconoscono la produzione come “fatto sociale”, capaci quindi di tenere insieme beneficenza e mercato, sociale e imprenditorialità.

L’idea è quella che una progettazione integrata di infrastrutture sociali e comunitarie, digitali e fisiche, assistita da strumenti di finanza innovativa, può fare delle comunità un produttore di impatto sociale positivo.

Solo attraverso la generazione e la capitalizzazione di questo impatto è possibile garantire, nel medio lungo periodo, la tenuta del valore economico degli asset fisici e immobiliari realizzati nell’ambito di operazioni di rigenerazione urbana.

Questa riflessione rende evidente come gli sviluppatori urbani, chiamati a promuovere operazioni di partenariato pubblico privato in aree periferiche o disagiate, devono avere consapevolezza che non è più possibile fare leva su interventi di valore economico tradizionali, quali ad esempio l’edilizia residenziale o industriale per citarne alcuni.

La differenza la fa quindi la capacità di comprendere che le reti sociali, in particolare le aspirazioni degli abitanti, sono sempre più frequentemente l’unica fonte possibile di generazione di valore.

Gli interventi di progettazione e rigenerazione urbana che non includono intenzionalmente investimenti che tengano conto di queste aspirazioni, trasformandole in imprenditorialità sociale, molto difficilmente potranno generare, ma soprattutto mantenere, valore economico nel tempo.

Il valore apparentemente intangibile, che nasce dall’attivazione e inclusione della comunità nei processi di progettazione integrata e partecipata, rappresenta il vero e proprio elemento distintivo intorno al quale sviluppare un’operazione di rigenerazione urbana.

È pertanto necessario cambiare il paradigma con cui, fino ad oggi, si sono realizzati gli interventi in ambito di rigenerazione urbana basata su “investimenti in mattoni”, per lo più finanziati dalle politiche europee di coesione, del tutto privi di valore intangibile e spesso non in armonia con esigenze e bisogni della comunità.

Questa generazione di politiche e interventi ha fallito nel suo intento di rigenerazione urbana e ha lasciato in eredità un profondo strappo tra politica, innovazione e società.

Vi è quindi la necessità di ricucire questo strappo e percorre una nuova strada che guardi a interventi di rigenerazione urbana basati su reti e imprenditorialità sociale.

Questa nuova strada trova la sua concreta realizzazione nella volontà di integrare in modo inscindibile progettazione sociale, sviluppo urbano e investimenti immobiliari, in particolare nelle operazioni di rigenerazione nelle aree periferiche.

È ormai evidente che valore degli immobili, in assenza di un mercato, non trova corrispondenza nelle tradizionali misure economiche, ma è unicamente il riflesso del valore della progettualità sociale che può esprimersi all’interno o intorno ad essi.

È quindi tempo di guardare alla rigenerazione urbana come all’occasione per ridisegnare “una diversa idea di città”.

Si parla tanto di edilizia sostenibile, soprattutto quando si parla di rigenerazione urbana.

Un design urbanistico, incapace di valorizzare relazioni e collaborazione, di progettare ecosistemi di economia sociale e di reti comunitarie risulta insostenibile.

Una visione sostenibile della rigenerazione urbana è quella che, attraverso interventi progettati in modo integrato, ha capacità di realizzare coesione sociale intorno a una comunità che genera valore economico e culturale.

Per realizzare tutto questo serve cambiare approccio.

È necessario promuovere alleanze e aggregazioni economiche non convenzionali che vedono una pluralità di stakeholder (portatori di interessi) e assetholder (portatori di risorse) cooperare per trasformare dei semplici spazi in luoghi, donando loro un valore d’uso prima che un valore economico.

Questa ridefinizione della logica con cui generare un’efficiente rigenerazione urbana, nel segno di una maggiore attenzione alle reti sociali e alle comunità,  rappresenta un’opportunità unica per le istituzioni locali.

Si tratta di un’enorme opportunità per promuovere nuove forme di partenariato pubblico privato più inclusive e nelle quali la centralità della valutazione e dell’impatto sociale diventa la caratteristica emergente di una convergenza di intenti e obiettivi

Diventa perciò indispensabile passare da una progettualità basata sull’ “accountability dei processi” ad una visione ancorata all’identificazione a monte di indicatori d’impatto sociale.

L’obiettivo così non è tanto quello di stimolare l’esecuzione di una sequenza programmata di azioni, quanto quello di trasformare un contesto socio-culturale.

Per cogliere questa grande opportunità la politica deve innanzitutto superare la storica compartimentazione delle amministrazioni locali, attraverso modelli capaci far operare in modo sinergico gli interventi di politiche sociali, urbanistiche e di innovazione.

Gli interventi di rigenerazione urbana devono quindi integrare, oltre alla progettazione urbanistica e sociologica, anche quella economica e industriale, valorizzando così le risorse imprenditoriali e sociali delle comunità locali.

Tale sforzo di progettazione integrata si deve confrontare poi, con la natura sistemica, complessa e non lineare delle dinamiche connesse ai processi di rigenerazione urbana nelle aree periferiche.

In questo contesto, infatti, il determinismo e l’assunzione di linearità stimolo-effetto che caratterizzano le politiche di sostegno alle imprese sono incompatibili con l’obiettivo di favorire la creazione valore economico su cui basare le operazioni di rigenerazione nelle aree periferiche.

Alla base di ogni intervento di rigenerazione urbana sostenibile deve esserci la creazione di un ecosistema coeso di stakeholder capaci di co-produrre con la comunità luoghi e soluzioni utili al benessere di tutti i cittadini.L’efficacia e la sostenibilità degli interventi di rigenerazione urbana devono essere misurati dall’impatto generato e dalla loro capacità di convertire “beni e risorse private” in opportunità e lavoro per il bene comune.

Chi è l'autore

Lapo Secciani

Sono un imprenditore, un manager e un creativo.
Non seguo gli schemi: li rompo.
Credo nelle persone, nel loro talento e nella loro unicità.
Il mio lavoro e le mie competenze tendono a far emergere il valore delle aziende e delle persone, disegno strade inesplorate e così genero valore: per le persone, per la comunità, per l’ambiente e per le aziende.
Mi ispiro a due modelli: Sergio Marchionne e Adriano Olivetti.

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