
Una casa è davvero accessibile se possiamo permetterci di entrarci, ma fatichiamo a restarci?
Il costo di una casa si misura anche negli anni che seguono il trasloco. Nelle bollette, nel tempo necessario per raggiungere il lavoro, nella possibilità di continuare a vivere nel proprio quartiere quando cambiano le esigenze della famiglia o diminuisce l’autonomia. È nella vita quotidiana che si vede quanto una casa, e la città intorno, siano state pensate per chi le abita.
Da questa domanda nasce IMPRONTE #3 – Abitare il futuro. Dopo aver ragionato su come si organizza la filiera delle costruzioni e su quali cambiamenti la progettazione è chiamata a interpretare, in questo numero parto da Modena per chiedermi quali condizioni permettano alle persone di trovare casa, viverci bene e restarci nel tempo.
Da qui il recupero del patrimonio esistente e le nuove costruzioni diventano scelte da valutare insieme. Anche il modo in cui costruiamo conta per ciò che renderà possibile domani, quando servirà sostituire un impianto o adattare una stanza. E la qualità dell’abitare passa anche dalla luce, dagli spazi pubblici e dalla cura dei luoghi. La bellezza deve avere un posto anche nei progetti economicamente accessibili.
C’è poi una domanda che riguarda direttamente le imprese. Che cosa possono fare, insieme alle amministrazioni e agli altri attori del territorio, perché chi lavora possa anche permettersi di vivere lì? Investire nel recupero di immobili e contribuire a un’offerta di alloggi a canoni accessibili nel tempo sono due modi concreti per assumersi una parte di questa responsabilità.
Una città capace di abitare il futuro si riconosce anche da questo. Da quante persone possono continuare a farne parte quando la loro vita cambia.
IMPRONTE #3 è disponibile in formato PDF.
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